Cose dolci
L’altra sera ho dormito da mia zia per accontentare tutti, perchè - testuali parole - quei “poveri” cugini non mi vedono mai. Per cui, armata di buona volontà, mi sono detta: ‘via il dente via il dolore’. Oggi mia madre, tornando dal lavoro, ha esordito con un “Gè questa te la devo proprio raccontare!”. Mh. Cara, dolce, pettegola madre. A questo punto infatti, di solito attacca a parlare di persone a me sconosciute, di cui non posso ricordarmi, ma che secondo lei dovrei per forza visti gli accurati dettagli con cui mi investe, del tipo “ma si dai..la Maria dai, quella bionda, che va sempre in bicicletta, che ogni tanto viene da me, dai..hai capito? Quella con gli occhiali…”, insomma quei particolari assolutamente caratterizzanti e che, soprattutto, terminano sempre con “ma come su!..la moglie di Giovanni, quello che prima faceva/aveva/portava…”. Io poi faccio chiaramente finta di capire, se no rimarremmo li tutta la giornata, ma è palese che non so nemmeno alla fine di chi stia parlando e che quindi non le dia alcuna soddisfazione. Poi la sera (per fortuna) se la sorbe mio padre, e lei è felice, tranquilli.
Stavolta però mi son sbagliata.
”Ho visto la zia stamattina, e sai cosa è successo ieri sera? - pausa abominevole - Andrea e Sergio son voluti salire nel letto sopra a leggere una storia come avevano fatto con te no? - altra pausa - beh, Andri ha sentito che c’era ancora il tuo profumo sul cuscino, l’ha abbracciato e ha voluto dormire li a tutti i costi!”.
E niente, mi son dovuta togliere la smorfia di assoluto tedio dalla faccia. Non si poteva non sorridere.
